I ragazzi della seconda b


Era il 5 giugno, le lezioni stavano per finire e le vacanze estive si accingevano ad arrivare. La seconda b si preparava ad una nuova estate di divertimento, mare, amici e partite a pallone tra compagni.

I componenti della classe erano 12 ragazzini, tutti dello stesso anno, uniti come difficilmente accade tra compagni delle medie. In soli due anni di lezione avevano instaurato dei legami sinceri, certo questo non escludeva occasionali litigi, ma la garanzia della pace entro pochi minuti dalla lite era una certezza per ognuno dei loro professori.


Era una gioia insegnare in quella classe. Qualsiasi materia e qualsiasi insegnante trovavano negli allievi della seconda b degli attenti ascoltatori, non tutti eccellevano in ogni materia, naturalmente, ma ciascuno metteva serio impegno nello studio e nell'apprendimento, senza discriminare o sottovalutare una tematica piuttosto che l’altra.


Le ore del professor Risling in particolare, erano tra le più attese dai compagni che, prima del suono della campanella del giovedì mattina, trepidanti s’interrogavano e confrontavano per provare ad indovinare quale tema avrebbero discusso quella mattina in classe con il docente.


Edmundo Risling era il professore di attualità ed insegnava alla seconda b ogni giovedì dalle 8.00 alle 12.00. Quattro intense ore di dibattito, confronto, approfondimento e indagine a proposito delle più svariate tematiche sociali. Si passava dalla politica alla sanità con tanto di ricerche ed osservazioni a proposito delle grandi multinazionali farmaceutiche nel mondo, si parlava di cambiamenti climatici ed ecologia, di religione, economia e diversità. Le lezioni del professor Risling erano varie, le tematiche sempre accattivanti e veniva data la possibilità agli alunni di conoscere senza pregiudizio i fatti dell’attualità nel mondo.


Quel giorno, il 5 giugno, Risling aveva in programma per i suoi studenti una già discussa e affrontata tematica dall’importanza e urgenza particolarmente forti. Avrebbe chiuso le imposte dei grandi finestroni della classe, avrebbe acceso il proiettore ed introdotto un film che, era certo, avrebbe toccato i suoi alunni.


“Oggi ragazzi, per rendere onore nel nostro piccolo alla Giornata Mondiale dell'Ambiente, avremo l’occasione di immergerci in circa due ore di documentario investigativo, con un preciso obiettivo: capire un po' più a fondo cosa sta accadendo a livello ambientale e climatico oggi nel mondo.

Ne sentiamo parlare al telegiornale, leggiamo titoli in prima pagina, ma la nostra confusione e incertezza non fanno che aumentare.

Scienziati, studiosi e professori ci presentano fatti chiari ed espliciti, ci mostrano quello che è stato, quello che è ora e, se i loro studi sono esatti, quello che sarà. Tuttavia le loro teorie che appaiono così reali ma così catastrofiche, vengono demonizzate con impeto da diversi Senatori e politici dei nostri Stati Uniti. Dunque qual è la verità? A chi credere? Di chi fidarci? E soprattutto, cosa potremmo fare noi, se queste teorie del riscaldamento globale si dimostrassero al 100% reali?

Sembra spaventoso ragazzi, è un tema così delicato e vicino che è naturale crei preoccupazione. Ma niente allarmismi, come sapete la conoscenza e la consapevolezza aiutano a padroneggiare le paure e dunque, ho pensato, quale miglior circostanza di una lezione tra le sicure mura della nostra scuola, tra amici e persone sincere, per avvicinarci un po' di più a questi tetri scenari?

So che apprezzerete questo documentario, “Before the flood”, girato dal regista Fisher Stevens con l’attore Leonardo DiCaprio che ci accompagnerà in un viaggio per il mondo alla ricerca di risposte, chiarimenti e soluzioni interrogando scienziati, attivisti e leader mondiali per discutere i pericoli del cambiamento climatico e i suoi effetti sul Pianeta.

Qualche domanda?

Bene, cominciamo”



I quasi 100 minuti di documentario passarono in un baleno, i ragazzi rimasero totalmente rapiti per tutta la durata del film. Le loro espressioni facciali, i sussulti, gli sguardi solidali benché preoccupati, non lasciarono dubbi al professor Risling: aveva turbato la classe, ma l’aveva resa consapevole.


Conosceva le differenti scuole di pensiero. C’era chi pensava che gli alunni andassero unicamente protetti, mantenuti sotto una sorda e cieca campana di vetro fino agli anni dell’università quando, in maniera naturale, i ragazzi avrebbero spiccato il volo approcciandosi al crudo mondo che c’è lì fuori.


Il professor Risling non la vedeva proprio così, la sua opinione era che gli studenti andassero naturalmente protetti, tutelati e quand'anche coccolati se meritevoli. Ma la consapevolezza non era una cosa che a suo parere dovevano tardare ad imparare. Erano il mondo di domani, generazione dopo generazione, e, a suo avviso, dovevano esserne ben coscienti. Dovevano essere pronti. Nessuno corre una maratona senza prima essersi allenato.


Dopo un breve ma necessario intervallo di 15 minuti, durante il quale i ragazzi tornarono ad essere ragazzi lasciando momentaneamente da parte quanto appena appreso in classe, la lezione riprese.

Ci fu silenzio per qualche istante, fino a quando Risling aprì il dibattito. Venne immediatamente seguito dai compagni che, rivolgendosi al professore e al resto della classe, proponevano osservazioni, alle volte molto acute, alle volte un po' confuse, in merito a quanto visto e ascoltato.


Collegarono al documentario alcuni episodi accaduti negli Stati Uniti come nel resto del mondo, episodi di impetuosi sbalzi del clima, delle precipitazioni, del mare e dei venti. A 12 anni non potevano essere aggiornati su tutto ciò che succedeva, ciò nonostante Risling rimase colpito da quanto in realtà conoscessero del tema.


Al termine della lezione, ancora orgoglioso e fiero dei suoi alunni, si diresse a passo svelto nella biblioteca dell’istituto. Si chiuse la porta alle spalle e, accertandosi di essere solo, aprì il suo tablet e iniziò a scrivere. Le osservazioni dei suoi allievi, così come il sunto dello splendido dibattito accesosi in classe, andavano appuntati nero su bianco. Li avrebbe utilizzati come prezioso materiale di partenza per proporre all’istituto e ai genitori una nuova iniziativa scolastica.


Mentre scriveva Risling era commosso, euforico e impaziente. I suoi alunni avevano capito la gravità del problema e lo rispettavano in tutta la sua durezza, ciò nonostante ad ogni critica rivolta alla razza umana, al suo (nostro) stile di vita e all'esagerazione di consumi quotidiani, all'egoismo e alla smania di potere, i ragazzi rispondevano con due combinate reazioni: rimprovero e positività.


Il primo era inevitabile, come potevano non storcere il naso di fronte ai fatti che alcuni scienziati, ricercatori, persino il presidente degli States Obama e il Papa, avevano confermato a DiCaprio nelle sue interviste.

Ma anche di fronte agli errori, seppur alcuni imperdonabili, di fronte all'indifferenza di moltissima gente, di fronte all'ignoranza di coloro che dovrebbero vivere di cultura, di fronte al negazionismo, questi ragazzi di 12 anni riuscivano a vedere una nuova occasione per l’uomo. Loro credevano nella razza umana, ci credevano come da anni a Risling non capitava di pensare. Credevano che l’uomo, o meglio gli uomini e le donne, insieme, fianco a fianco, sarebbero riusciti a cambiare rotta, prima che fosse troppo tardi.


Basta città soffocate dall'inquinamento, ghiacciai in rapido scioglimento, raccolti sommersi e persi dalle inondazioni, foreste ridotte in cenere e mari in catafascio.


La campanella suonò ricordando al professore che la pausa pranzo era finita. Gli alunni sarebbero rientrati nelle loro classi per le lezioni del pomeriggio, lui invece sarebbe andato nell'ufficio del preside certo più che mai che era il momento di dare all'uomo la possibilità di conoscere una nuova coscienza collettiva. Lui avrebbe contributo perché questo accadesse il prima possibile. Avrebbe aperto insieme ai suoi alunni un quotidiano online munito delle necessarie piattaforme social come Instagram, Facebook, Pinterest, Twitter e Youtube. Lui e i suoi alunni, così come gli altri professori e studenti dell’istituto avrebbero creato insieme un calendario editoriale e a turni, divisi in gruppi, avrebbero indagato, intervistato, si sarebbero recati negli istituti di ricerca e avrebbero raccontato i fatti preoccupandosi però non solo di elencare i problemi, ma di proporre delle piccole accortezze, delle piccole soluzioni. Avrebbero girato video e scritto articoli, avrebbero organizzato innocenti ma significative manifestazioni. Avrebbero coinvolto la stampa e le radio e avrebbero parlato dei cambiamenti climatici come pochi avevano fatto fino ad ora: con consapevolezza e una smisurata e spontanea fiducia nella razza umana.


Quella stessa sera, sotto le coperte e con solo la luce della abat-jour che gli illuminava il viso, Risling ripensò alle parole di Leonardo DiCaprio “Riusciremo a cambiare rotta prima che sia troppo tardi?”, e per la prima volta a quella scomoda domanda rispose con un timido ma convinto, sì.

Il merito era dei suoi ragazzi della seconda b.

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